Puglia, mia amata Puglia.

imageQuando è accaduto ero seduto sul mio letto, intento a maneggiare un libro di Balzac. È accaduto, ma non avevo la forza di crederci. Ho abbandonato il mio vecchio libro dalle pagine gialle e dalle pieghe sulla copertina, mentre la tv in sottofondo parlava e parlava, ma io non capivo nulla. Morti, scomparsi, vittime, errori umani, due treni che sbattono, delle vite. Ho alzato il volume della tv e sono rimasto fermo, come un Buddha in fase di meditazione. Meditavo su quella notizia con il respiro corto, come un bambino prima di entrare dal dottore per la sua puntura annuale. La televisione mi parlava ed io l’ascoltavo: mai rapporto fu più delicato e personale. Parlava della mia città, la mia amata Andria. Ma parlava anche di Corato, di quella tratta a senso unico, di tutti i cittadini pugliesi. Provavo odio per quella televisione che parlava e parlava, non la smetteva mai. Ho alzato di più il volume, una voce in secondo piano parlava delle prime vittime, un numero che sarebbe salito nel giro di poche ore. Allora ho cercato di metabolizzare, di razionalizzare, di concretizzare, ma la morte ha le sue argomentazioni che difficilmente si possono spiegare. Intanto sul mio cellulare iniziano ad arrivare messaggi di vicinanza, di preoccupazione, di amara tristezza. Sui social c’è chi accusava l’arretratezza della Puglia, chi il Governo, chi la politica corrotta, e chi altro il Sud per il suo modo di essere. Tutti sono diventati giornalisti per un giorno, forse per qualche ora. Ad occhi spalancati cercavo di accettare l’idea di essere un sopravvissuto, che avrei dovuto prendere quel treno in mattinata ma avevo deciso di prendere quello di mezzogiorno, perché non avrei  mai lasciato un libro a metà capitolo. Potevo esserci io. Non potevo che chiudere gli occhi e respirare, ignorando per un momento le parole di quella dannata televisione. Quelle dannate Ferrovie del Nord Barese, che nella vita avevi imparato ad amare e ad odiare, avevano poco da invidiare alla sua rivale di fama internazionale. Ma il solo fatto di essere poco conosciuta non ha permesso a nessuno di screditare la morte di quella gente. Ogni giorno facciamo conto della nostra vita, speriamo in un destino che ci tratti come la sua figlia più amata. Ma il nostro destino è tanto diverso dagli altri quanto vicino, se si tratta di condividere il dolore per una perdita collettiva. Andria, mia amata Andria. Quando cercherò di spiegare la crudeltà della vita ricorderò a mente le immagini di quella dannata tv diventata mio malgrado la luce della verità, anche se contrattata secondo le proprie verità. L’unico modo per onorare le vittime, le famiglie e tutti coloro che nel pianto hanno cercato rimedio è accettare la realtà crudele dell’evento e pregare il tuo Dio o la tua razionalità affinché questa storia non passi inosservata. Una storia che ha bisogno di essere raccontata.

Je suis Charlie

Ho perso la fede cinque anni fa. Da allora ho sempre creduto nella fede personale, quella che non richiede nè Dio nè Santo alcuno. Ho rispettato l’opinione altrui, la fede sacra di tutti senza ridere o scherzare su questo. Credere in qualcuno o qualcosa è la cosa più bella che si possa fare e non parlo solo di Dio: sogni, desideri, passioni sono ciò che spingono ognuno di noi ad andare avanti a testa alta nonostante quello che ci capita intorno. E’ tanto inusuale quanto difficile credere che per la religione si possa uccidere. Mio padre è musulmano e sono cresciuto per tanti anni come tale. Ho imparato le preghiere, le regole, gli obblighi. Ho imparato i valori religiosi e i diviti. Ma mai mi è stata negata voce da musulmani, cosi come da cristiani, evangelisti e cosi via (salvo eccezioni che non sono qui ad elencare). Quello che è successo oggi in Francia mette in evidenzia come fede e religione siano argomenti separati tra loro, che non si sono mai incontrati. L’estremismo cosi come l’ignoranza uccide e lo fa senza distinzione di genere, razza e cultura. Uccidere in nome di un Profeta è un attentato sia alla cultura islamica che ai suoi valori basati sulla pacifica convivenza di tutti. Tanti i commenti sui social: i più criticano duramente la religione islamica come creatrice di pazzi furibondi. Purtroppo bisogna partire dal passato per capire il presente. Storie del genere si sono presentate secoli fa quando era la religione cristiana ad incutere timore. Ma come ho già detto scindere la religione dalla fede è il pressuposto principale per capire questi fenomeni atroci. Uccidere ha lo scopo di toglier voce alla libertà umana. Ogni morto una storia, una tragedia che non deve essere dimenticata. Forse non crederete alle mie parole, forse vi sembrerò superficiale ma ho vissuto l’ignoranza con i miei occhi tanti anni fa. Conoscevo un uomo che frequentava la moschea nel mio paese. Avevo circa nove anni quando si è mostrato a me per la prima volta. Mio padre da ingenuo mi lasciava con lui per apprendere il Corano. Mai esperienza fu più brutta. Questo uomo parlava di guerre in nome di Dio, di donne seviziate, di omosessuali uccisi in nome di Allah. La paura era tale che mai ne ho parlato con mio padre, per paura di non essere creduto finchè un giorno conobbi un uomo. Barba folta, profumava di gelsomino. Non ricordo bene ciò che mi disse ma so solo che da allora non ho più rivisto quell’uomo che tanto mi incuteva terrore. Dopo qualche anno ne ho sentito nuovamente parlare nei giornali ed in televisione. Era stato arrestato in Belgio per associazione terroristica. Questo mi fece capire come l’ignoranza spesso sia denunciata dalla stessa fonte di dominio (cosi possiamo chiamarla) da cui tutti gli estremisti partono. Charb cosi come tutti gli altri uomini non dovevano morire. Se in questo mondo regalare un sorriso è un pericolo sta a noi tutelarne la libertà. Il terrorismo è un capitolo ancora aperto di un libro senza disegni, vignette e colori. Il terrorismo ci potrà anche uccidere ma il nostro ricordo, i nostri sogni, la nostra voce non sarà mai cancellata, neanche dalla gomma da disegno più potente.

Giornata mondiale contro l’AIDS: ancora tanti silenzi, ancora tante vittime

1291104888403aids_day570Nuovo anno, nuove storie. Mi ritrovo qui nuovamente a parlare di AIDS e spero senza troppi giri di parole. Come ogni anno la speranza che questa malattia svanisca completamente resta viva dentro di me, tra mille dubbi e reticenze. L’AIDS è una malattia provocata dall’HIV, un virus che aggredisce il sistema immunitario umano. “Le persone che contraggono il virus HIV (sieropositive) non sono malate di AIDS, anche se sono destinate a diventarlo, in assenza di cure adeguate.Se però la diagnosi è tempestiva e la terapia ARV è seguita con scrupolosità, un soggetto sieropositivo può avere una speranza di vita indefinita, pur rimanendo sempre portatore del virus. Soltanto quando il livello dell’infezione supera una determinata soglia, il soggetto è considerato malato di AIDS” (Ricerca Unicef). L’HIV si trasmette attraverso lo scambio di fluidi corporei infetti, in qualsiasi stadio della malattia. Sangue, liquido seminale, secrezioni vaginali e latte materno sono fluidi che possono veicolare efficacemente il virus. La saliva non è fra questi, dunque è una falsa credenza che l’infezione da HIV possa contagiarsi tramite il bacio. Noi giovani siamo continuamente testimonianza dell’ignoranza umana. Preservativo, palloncino, condom, durex, guanto, chiamatelo come volete. Il profilattico e’ il vostro paracadute, il vostro airbag, la vostra giustifica scolastica da parte della mamma per non aver studiato il giorno prima, il vostro orsetto che vi protegge la notte. Impariamo a dare il giusto peso alle cose. Il non usare il preservativo non vi rende fighi, ma degli emeriti stupidi. La vita è un dono cosi prezioso, vale la pena sprecarlo cosi? Ciò che mi preoccupa non è la malattia nel suo senso clinico ma il menefreghismo totale della gente moderna. Prendersi l’hiv nel 2014 è quasi diventato un problema secondario. Quello che vogliono i ragazzi è divertirsi. Lo Stato non pensa a trovare soluzioni ma progetta annullamenti di matrimoni omosessuali o la risoluzione di una partita calcistica. Vergogna. Un malato di hiv o un malato di aids vede la sua vita messa in gioco. Non chiede aiuto ma speranza. Non chiede soldi ma vedere un sorriso tra tutti quei visi tristi che lo vedono già come un morto che cammina. Usare il preservativo ti protegge da un destino infame che non distingue se sei ricco, povero, laureato, salutista o saggio. “È scomodo, è stretto, è costoso” non ti salveranno da un destino incerto. In una questa giornata molte sono le persone che stanno perdendo la speranza, rinchiusi tra le coperte di un ospedale o tra le braccia della persona amata. È a loro che va il mio pensiero oggi. A tutti quei leoni rinchiusi in gabbia che non hanno ancora perso la voglia di correre. A tutti coloro che svelano un sorriso anche se fuori piove. La vita è qualcosa di importante che ci viene affidata una sola volta. Facciamone buon uso. Facciamo il test dell’hiv: gratis, senza prescrizione medica e in quasi tutti i centri ospedalieri. Usiamo il preservativo. Sempre. Il sesso dura una mezz’ora, la vita no. Proteggiamola. Proteggiti.

Giorgia: dietro agli occhi, dentro al cuore

Non esiste la perfezione: esiste la passione. Niente può essere perfetto se non è fatto con il cuore, se non è provato dentro, se non nasce da una miriade di sentimenti felici. La perfezione è plateale convinzione di essere riusciti in qualcosa che in apparenza glorifica noi stessi, ma spesso ci lascia vuoti dentro. Se la perfezione incarna l’amore allora il mio discorso non può avere origine e peccherebbe di stupidità egocentrica. Sapete, spesso mi domando il perché di questa ricerca, di una perfezione obbligatoria, quasi militaresca. Piacere agli altri non è facile, cercare sempre di dare il meglio di sé con il rischio di perdersi in quel lungo labirinto fatto di complimenti e intraprendenti parole. Vivo di musica e ne sono felice. I cantanti sono quegli uomini che pezzo dopo pezzo riscrivono la propria storia sulla pelle altrui, lasciando un segno indelebile. È questa la vera perfezione: vivere per lasciare il segno. Credo che Giorgia ci sia riuscita. Non sono qui a raccontarvi della sua gavetta o del suo luogo di origine ma per parlare di una donna perfetta, ma che forse non sa di esserlo. Pensando un po’ alla mia infanzia mi vien subito al cuore una frase: “Ma tu spiegami adesso tutto questo silenzio dove va a finire”. Avevo 14 anni, il mio cuore si sviluppava (oltre i primi brufoli) e iniziavano a nascere in me le prime passioni, i primi sogni e forse iniziavo a capire cosa fossero i rapporti umani. E non l’ho appreso a scuola, nel libro di religione dell’amico di banco. L’ho appreso ascoltando parole famigliari, di una voce amica, di una voce madre. La tristezza tentennante della melodia riusciva a trascinare le lacrime sino ai bordi dei miei occhi, ma poi tornavano indietro. Non era tristezza la mia, era solo l’inizio di un lungo percorso. Spesso ai giornalisti si chiede di essere obiettivi, di non esporsi troppo. Non so se esista o meno una deontologia sentimentale per poter parlare correttamente di una Artista come Giorgia. Analizzo la gente come fossi uno psicologo ma proprio con Giorgia non ci riesco. Il suo è un sorriso che rivela emozioni, sentimenti passati, forse nascosti. È forte, questo nessuno lo mette in dubbio, ma sembra quasi che in ogni canzone lasci un pezzo di sé affidando a noi il compito di coltivarne il significato. Racconta la vita di tutti, della gente comune senza allontanarsi da un modo di essere umano, umile, vero. Il suo ultimo album “Senza Paura” è un idillio alla felicità e all’amore. Ascoltarlo riporta alla luce ricordi lontani e vicini, portando con sé un profumo famigliare, già conosciuto. Essere Giorgia è essere la voce dei sentimenti felici, allegri anche se spesso si nascondono in melodie apparentemente tristi, solenni ad una promessa non mantenuta con il passato. Viveva in un passato che ha amato e ha poi scoperto la felicità del futuro, camminando passo dopo passo e riscoprendo sé stessa, la sua musica, la sua felicità. Se conosco quasi tutte le sue canzoni a memoria un motivo ci sarà: ogni canzone è lo specchio di noi dove ci si vede perfettamente riflessi, forse più belli, forse più felici. Dona una parte della sua felicità senza chiedere nulla in cambio. Rivive la sua storia nelle parole che poi affida alla sua gente affinché possano rimanere conservate nel cuore di ognuno di noi. Perché Giorgia ha capito perfettamente che la miglior cassaforte dove stipare amore è il cuore.

Renzo Rubino: un Re nella valle delle parole

rubino-656x437Affacciarsi a quella che è la scrittura e l’immaginazione di Renzo Rubino è un’impresa abbastanza complessa ma non impossibile: ciò che sorprende a tal punto di rendere curiosa la sua poesia è l’utilizzo delle parole nei suoi versi. Tutto ciò che è difficile da comprendere al primo ascolto diventa amorevolmente un ritornello fisso nella nostra testa. “Ciao sono la fine del mondo, scusate il disturbo non volevo venire imbarazzato credevo nell’avvenire” è stata una delle tante fantasiose esaltazioni di Rubino che ancora oggi non riesco a togliermi dalla testa. Eppure sono una persona molto critica che dà spazio a pochi “però”. Credo che Rubino abbia esattamente capito come vanno le cose: il semplice storpia, il troppo sgrana, il modesto uccide. Lui è una perfetta soluzione tra una semplicità armoniosa e un linguaggio austero a banalità tipiche delle canzoni giovanili dei nostri giorni. L’originalità è un premio e Rubino ne ha saputo trarne i frutti. Non nego di essermi innamorato del suo ultimo album “Secondo Rubino”. Musicalità fuori dalle righe, tra un valzer di parole e immagini fluttuanti che accompagnano ogni istante del suo ascolto. Lungi da me essere anche sorpreso da una voce come la sua: se fino a pochi anni fa credevo che la musica “buona” fosse fatta di acuti spacca vetro oggi invece credo di aver trovato una giusta definizione di “buona musica”. La musica buona è quella che fa bene al cuore, indipendentemente dal tono vocale. Il tono di Rubino esalta un calore che brucia ma che fa sorridere. Inverosimilmente si avvicina al cuore senza toccarlo: vuole renderlo dipendente dalla sua melodia. Rubino è uno scienziato delle parole. Ogni canzone è un esperimento che porta ognuno a risultati differenti. Se mi chiedessero quale artista consigliare ad un pittore senza ispirazione risponderei con il suo nome. Ogni nota disegna, denota, attrae significati sempre più divertenti senza dimenticare ovviamente un senso logico a tutto. Ma sarà davvero logica quella usata da Rubino o semplicemente avrà ascoltato il cuore chiedendogli consigli? Non resta che aspettare il prossimo album.

Recensione “Instant Love” di Luca Bianchini

L’amore è punto fondante in moltissimi romanzi, quasi come ad escludere tutto ciò che è estraneo ad esso. In un giallo trovi: due morti, un indiziato e una storia d’amore che nasce tra gli ultimi due sopravvissuti. In un western: due fuggiaschi, uno sceriffo e la sua amata. Si potrebbe continuare per molto e molto. Quello che colpisce di Instant Love e’ il suo essere estraneo a schemi prestabiliti e comuni. La storia di un amore che conosce l’alterità tra giusto e sbagliato, un amore che scopre di non essere essenziale ma costit=Instant+Love&aut=Luca+Bianchinitruito da una verità non ancora scopertà. Questa verità è messa in discussione tra baci e parole che sono tra loro in costante rapporto. In poche parole Luca Bianchini riassume quella che è una scoperta sessuale del proprio Io attraverso scelte non sempre facili da prendere. Nel vortice di queste scelte  Daniele, diviso tra Rocco e Viola. Questo libro rielabora quella che può essere una risposta alla domanda: fino a che punto ci si spinge per amore? Accettare gli sbagli e far finta di nulla potrà essere una soluzione efficace? Luca Bianchini pone molte questioni fondanti della nostra società. Un romanzo che profuma quasi di saggio, ma fluido e piacevole. Un saggio che racconta di amore senza essere troppo stucchevole. E come si sa l’essere stucchevole è semplice, basta aggiungere qualche parolina dolce ed il gioco è fatto. Bianchini elabora parole profonde ma non pesanti, che spingeranno il lettore in una voragine di emozioni e sensazioni. Instant Love non è soltanto il titolo del libro. Instant Love è l’amore istantaneo che provocherà in voi la lettura di questo romanzo. Non vi resta che innamorarvi.

Canzoni eccentriche per compleanni eccentrici

Sabato 4 agosto sono stato al compleanno di mia cugina che festeggiava i suoi 18 anni. Abito elegantissimo, trucco perfetto, ambiente elegante e molto raffinato, invitati molto singolari nonché garbati e umili, insomma tutto perfetto. La festeggiata era bellissima (l’abito fa molto ma alla fine è il viso che rappresenta la vera essenza della bellezza), una “new entry” nel mondo adulto, una con i piedi per terra ma molto anzi decisamente fiera della sua testolina. Devo essere sincero non amo molto le feste, forse per la mia mancata passione per il ballo o forse perché non conosco molto bene gli invitati ma alla fine mi sono divertito anche io. La festa è iniziata verso le undici e dopo qualche ora (un oretta e mezza dopo) è partita la musica. Premetto che non amo molto la musica house e disco ma ad una festa non puoi pretendere di certo i Nirvana o i Led Zeppelin. La prima canzone era la classica canzone da primo ballo con papà (una canzone di Adele di cui non ricordo il titolo) e poi si è passati alla, come la definisco io, “not very alternative music”. Ecco la playlist delle canzoni ballate (quelle che ricordo)

  1. Danza Kuduro
  2. Tranne Te
  3. Tu vuo fa’ l’americano
  4. Mr Saxobeat
  5. Barbra Streisand
  6. Balada Boa
  7. Ai se eu te pego
  8. Rabiosa
  9. Mueve la colita
  10. I surrender

Ovviamente non ricordo tutti i titoli delle canzoni. Quello che mi ricordo è che l’ultima canzone è una di quelle canzoni che vorresti veramente cancellare dal panorama musicale ma che al solo pensiero che esistano canzoni del genere ti viene da fare quattro risate. Stavo seduto tranquillo al mio tavolo quando le mie orecchie vengono colpite da una musica che faceva “in radio c’è un pulcino, in radio c’è un pulcino, e il pulcino pio e il pulcino e il pulcino pio e il pulcinoddio! Sapevo della sua esistenza ma sentirla a tutto volume è un qualcosa di allucinante, ma vedere mia cugina fare tutte le mosse in maniera automatica, il suo sorriso, la sua felicità mi ha fatto capire che tutti possiamo avere gusti e opinioni diverse, ma se qualcosa ci rende felici al diavolo le opinioni altrui, c’è chi si diverte anche con canzoni del genere, e non nascondo il fatto che in alcune canzoni il mio piedino si muoveva a ritmo.

Per il resto c’è sempre tempo per essere critici, alle feste meglio chiudere un attimo la mente e divertirsi…è un ottimo consiglio questo 🙂

Mohamed Maalel